MOSTRA 14 DICEMBRE

locandina

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Il 14 Dicembre a Rignano Flaminio, nell’aula consiliare, la prima mostra personale di Manuela Da Ponte “VENTI DI SALE”, esporrà e spiegherà le opere realizzate con una nuova tecnica pittorica, creata da lei dove si uniscono terre di tutto il mondo a suggestioni dettate dal sale, in una conferenza che si terrà alle 17 e 30 ci spiegherà molti dei messaggi presenti nei  quadri insieme all’architetto Luca Sampò fondatore e rappresentante della rivista di Architettura intercontinentale BOUNDARIES.

 

“Il sale è da sempre elemento principe nelle tradizioni di tutti i popoli della cultura mediterranea, gli si riconoscono caratteristiche di chimica legate ai sistemi di conservazione e nello stesso tempo di pulizia.

Grazie a queste capacità nel tempo le stesse caratteristiche si sono radicate nella sfera spirituale dell’uomo e così il sale assume il compito di pulire lo spirito dalle negatività e di conservarne le positività.

Le opere presentate in questa mostra sono realizzate con una nuova tecnica basata proprio sui poteri chimici del sale abbinati ai colori della terra nella sua forma più naturale. Il sale viene posto come strumento che permette l’estrazione del colore più vivo dalle varie terre e riesce a fissarlo nella
posizione dettata dalla natura stessa degli elementi.

L’opera, grazie a questa libertà assume un linguaggio naturale percettibile a livelli più profondi.

Le terre usate nella maggior parte dei quadri provengono direttamente dai luoghi dipinti o che si legano ai soggetti rappresentati. “ (MDP)

 

Osservando le opere di Manuela Da Ponte raccolte nella collezione Venti di Sale si è subito colpiti dai colori e dal calore delle terre, dei venti e del sale. Tutto ciò ci parla di luoghi lontani, fuori dal tempo, e per questo senza tempo. Ed è bene, e fa bene, soprattutto in un’epoca di politiche ed estetiche radical chic. Sale e terra, elementi essenziali, della vita di tutti in giorni, da sempre, sono ciò con cui Manuela realizza una tecnica che appare subito fresca e nuova, in grado di trasmettere bene il senso della sua opera, risultato di ricerche di lunghi anni.
Da decenni ormai, come ricordava Walter Benjamin già nel lontano 1955, l’opera d’arte è minata nella sua essenza dalle possibilità offerte dall’industrializzazione, per la precisione è la sua “riproducibilità tecnica” a svalutare il suo hic et nunc. L’autenticità dell’opera d’arte è stata erosa per decenni da riproduzioni seriali: «l’autenticità di una cosa è la quintessenza di tutto ciò che, fin dall’origine di essa, può venir tramandato, dalla sua durata materiale alla sua virtù di testimonianza storica. Poiché quest’ultima è fondata sulla prima, nella riproduzione, in cui la prima è sottratta all’uomo, vacilla anche la seconda, la virtù di testimonianza della cosa. Certo, soltanto questa; ma ciò che così prende a vacillare è precisamente l’autorità della cosa. Ciò che vien meno è insomma quanto può essere riassunto con la nozione di “aura”; e si può dire: ciò che vien meno nell’epoca della riproducibilità tecnica è “l’aura” dell’opera d’arte».
Nei lavori di Manuela ciò che torna ad essere al centro del dibattito artistico è precisamente l’aura dell’opera d’arte; unica, non riproducibile, come non riproducibili sono le sue opere. Le terre, tutte differenti, i sali, l’incontro tra deserto e mare, non possono essere catturati dalla tecnica: sono unici e si disvelano così in tutta la loro autenticità. Addentrarsi nelle opere di Manuela significa mettere in discussione le modalità e il senso comune dell’esperienza dell’arte che, legata alla cultura, diviene incontro tra spirito individuale e universale. Ciò significa, d’altra parte, sperimentare l’estraniamento, non in sé, ma come parte necessaria di un percorso di ritorno al sé. «L’essenza di ogni arte consiste propriamente nel fatto che “essa porta l’uomo di fronte a sé stesso”» (H.-G. Gadamer).
L’opera d’arte è una necessità, deve permeare la vita di tutti i giorni poiché essa permette all’uomo di trascendere la sua condizione naturale, sviluppando ciò che – per dirla con Hegel – porta “all’innalzamento dello spirito”. L’arte, quindi, come componente umanistica, può finalmente divenire un fatto autonomo. «L’universale bisogno dell’opera d’arte va dunque cercato nel pensiero dell’uomo, giacché essa è un modo di porre davanti agli occhi dell’uomo ciò che egli stesso è» : terra, vento e sale.”
Luca Sampò

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